Da grandi poteri derivano grandi responsabilità

Ho un grande potere, secondo me, che è quello di rendermi conto quando sto pensando come una femmina isterica psicopatica, di dirmi da sola "Mic, stai pensando come una femmina isterica psicopatica, fai stop" e quindi di fermarmi prima di agire e parlare da femmina isterica psicopatica.

Diciamo la verità, siamo tutte femmine isteriche psicopatiche. Che lo vogliamo o meno, che lo ammettiamo o meno.
Ci sono quelle che lo mostrano e fanno diventare matti i fidanzati cambiando idea ogni 10 minuti con reazioni esagerate a piccolissime cose e il classico “Cos’hai? – No no, niente”. Ci sono quelle che cercano di limitarsi e allora a volte sembrano normali e poi sbottano tutto ad un tratto. Poi ci sono quelle come me che riescono a nasconderlo e sembrano persone equilibrate fuori ma muoiono dentro.

Sto negando, sì, quindi vuol dire che mi illudo di non esserlo, di non farlo, eppure so bene che non è così. Ho avuto i miei momenti di "No no, niente", mi arrabbio con nientissimo, sono felice e contenta e poi basta una parola sbagliata - sbagliata solo per me - e scatto.

Però alcune volte ce la faccio. Qualche giorno fa per esempio, conversazione tranquilla con l'ignaro collega (IC).
IC: Hai visto la Erica, si vede proprio che è dimagrita.
IO: Ehi anche io sono dimagrita e non me lo hai detto! 1° sintomo di psicopatia - situazione rimediabile
IC: Sì sì, madonna, si vede.
IO-dentro: *Ma si vede così tanto ma cosa dici brutto minchione mi stai dicendo che prima ero grassa brutto stronzo?*
IO-fuori: “Oh, grazie” mission accomplished - la dignità è salva

No niente, non lo so

Ho pubblicato un post ogni 2-3 giorni più o meno dalla metà di febbraio, una bella media. Non che mi interessi la frequenza con cui scrivo, non ho un "pubblico" da tenere sempre lì in sospeso. Ragionavo sul modo in cui tratto questo blog: passo settimane e mesi senza scrivere, poi mi prende l'ispirazione e butto giù 5-6 post alla volta, tutti insieme nel giro di un'ora e li programmo. Così sembro una che al blog ci va dietro, una blogger vera. Solo che poi succede che poi arriva un commento e lo leggo subito, perché mi arriva la notifica via mail e penso a questo devo rispondere, ma rispondo tra un po' sennò sembro sfigata che sto lì ad aspettare i commenti e me lo dimentico, e non rispondo più. E la storia della blogger va a farsi fottere.

Ci pensavo qua, seduta sul divano dei miei dal pc di mio fratello: ho smesso di portare il mio pc quando vado dai miei, troppa fatica: mi porto l'hard-disk così se faccio o scarico cose me le porto a casa. Mi sono anche ricordata di non salvare la password su Chrome, i miei non sanno nemmeno cos'è un blog ma non si sa mai. Sono stata brava no? 5 anni di blog e nessuno che mi conosce sul serio che sia riuscito a scoprirlo.
Quindi sono qua, seduta sul divano dei miei dal pc di mio fratello. Con la maglia del pigiama e i pantaloni della tuta, ho dormito con i pantaloni della tuta perché non so come mi sono ricordata di portarmi la maglia del pigiama ma non i pantaloni, non lo so. Con un maglione di mia mamma perché non ho un maglione di quelli vecchi per quando ho freddo.
Mi sono portata la valigia praticamente, il cambio buono per Pasqua, la roba da mettere oggi per tornare a casa. Il beauty case me lo sono ricordato stavolta, così non ho dovuto rubare la crema viso a mia mamma e il fondotinta, che il suo per me è troppo scuro e se lo metto sembro una che si è lampadata male. Anzi, mi sono portata roba in più da lasciare qua: un deodorante, un mascara e un correttore che non uso, una bottiglia di liquido per le lenti a contatto. Tipo una safety bag per quando torno e resto a dormire, che poi dimentico sempre qualcosa. Questa volta per esempio ho dimenticato il cerotto che avrei dovuto cambiare ieri sera.

Ho fatto il bonifico dell'affitto.
Ho scritto una mail.
Ho aperto il sito di Mango 7 volte, guardando il carrello con quella giacca e quella camicia, l'ho richiuso perché tanto non ho soldi nella poste-pay. Poi mi è venuto in mente pay-pal ma ho deciso che me li compro quando avrò perso almeno 3 kg e allora ho chiuso tutto, per l'ottava volta.
Ho scaricato il mondo, come gli animali che vanno in letargo sto facendo scorta di film e telefilm per affrontare la lunga settimana senza adsl. Ho scaricato di nuovo anche alcune delle *mie* commedie romantiche, non so perché la tv nuova non me le legge, e sono di nuovo nel periodo in cui ne guardo almeno una al giorno. Sono di nuovo nel periodo in cui ho bisogno di vedere gente che ce la fa per pensare che anche io ce la posso fare.
Ho scritto un post che non ha senso, per fortuna c'è la categoria nonsense.

Cover per Samsung: non pervenute

Lo so che siamo persone inferiori.
Lo so che non meritiamo di lamentarci e soprattutto non in pubblico.
Lo so che dovremo nascondere la testa sotto la sabbia e passare il tempo a cercare di rimediare ai nostri errori.
Lo so che se siamo recidivi ci meritiamo la galera.

Eppure esistiamo anche noi. Noi, possessori di Samsung. Siamo pochi, sfigati, guardati male, piccoli e neri come Calimero, però anche noi vorremo dei vestitini per i nostri telefoni. Qualcosa che non sia quella specie di agendina rigida in pelle col coperchio che fa tanto direttore di banca in riunione.
Perché non posso avere una cover di gomma deficiente? Una cosa talmente pacchiana che mi faccia vergognare quando sono in giro e smettere di avere il telefono sempre in mano? Perché Moschino fai le cover a forma di orsetto solo per gli iPhone?

Ho esplorato Amazon e Etsy, ho gugolato ogni possibile combinazione di "kitch - samsung - plastic - case - soft". Su Google "kitch" me lo da come errore di "kitchen", su Amazon non esiste e l'unica cosa che ho trovato che assomiglia a quello che cerco è una cover a forma di pinguino per S3, su Etsy anche se scrivi Samsung escono cover per iPhone.

Niente.

Però ho trovato due belle cover su Etsy: disegno minimal e colori neutri, però in legno. Roba che quando lancio il telefono sul letto questo rimbalza e si spaccano sia il telefono che la cover.



Siamo coraggiosi, sempre

Siamo arrivati e ci accoglie questo tizio, alto, sui 35, molto easy, alto, jeans e maglione e sorrisone stampato, alto. Beh dico, beh. Beh dice anche il mio collega “Michela ma guardalo ma cosa pensi perché cioè, io non sono gay, però beh”. Arriva una collega sui 40-45, una con la maglia con le spalle tirate giù, non sapevo nemmeno che esistessero ancora le maglie così, e da sotto spunta una canottiera incrociata sulla schiena. Leopardata la canottiera. Con i jeans che le cadono sul culo. Con gli stivali da pioggia. Una di quelle che ti risponde solo in dialetto anche se le parli in italiano. Lo vede, inizia a dare gomitate alla sua collega. Sbarra gli occhi, gomitate. Tempo 5 minuti gli aveva chiesto il numero, e lui il numero gliel’ha dato.
Io lo guardavo, scambiavo due parole, una battuta, sorrisi imbarazzati.
Poi arriva lui, lui è un ragazzino – come me, sardo-milanese con accento mezzo piemontese. Capelli neri come solo un sardo può avere, pallido come un sardo non dovrebbe essere, occhi azzurri talmente azzurri che arrossivo solo perché mi guardava. Abbiamo parlato delle carote che arrivano con un minimo di 5 kg, 5 kg sono troppi per il nostro locale dice. Della strada per venire da Milano, 3 ore e mezza, cheppalle, ci siamo fermati due volte lì e lì, cheppalle. Mi ha raccontato dei carciofi con le spine che sono coltivati in Sardegna, e chi lo sapeva. Io con la mia camicetta a quadri, i capelli raccolti che mi dicono sempre che sto bene con i capelli raccolti ma io continuo a tenerli sempre sciolti e a raccoglierli ogni tanto solo per farmi fare i complimenti, l’eyeliner tutto dritto e uguale su tutti e due gli occhi, sono diventata sorprendentemente brava in poche settimane. Io non fatto niente, tutto quello che ho avuto sono stati due baci sulle guance prima di andare via. Però poi l'ho cercato su facebook. No non l'ho aggiunto.

“Sì ma non lo chiamo, figurati, ho due figli, non ho tempo per questo cose. Gliel’ho chiesto solo così, per giocare. Lo vuoi tu il numero? Chiamalo tu!” Sì che lo voglio, ma figurati, io, cosa vuoi che faccia.
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